Il Piano Strutturale (P.S.)
Cos'è il Piano Strutturale?
Il Piano Strutturale rappresenta lo "schema-direttore" con il quale il Comune, individuate le risorse "naturali" ed "essenziali" presenti nel proprio territorio, definisce i principi e le grandi strategie per la loro salvaguardia, lo sviluppo e la loro valorizzazione, dettando indirizzi e prescrizioni per la pianificazione operativa e di dettaglio. Esso costituisce un quadro unitario di riferimento, valido per il medio periodo, dove sono riassunti i dati conoscitivi, le esigenze di tutela, le linee di indirizzo e di coordinamento delle azioni di governo del territorio e gli obiettivi da raggiungere nel rispetto dei principi dello "sviluppo sostenibile".
Al P.S la Legge riconosce una valenza di "carta fondativa" del governo del territorio. Esso non ha perciò efficacia direttamente operativa sull'uso e la disciplina dei suoli, fatta eccezione per la localizzazione delle infrastrutture di interesse sovracomunale e regionale, e per le aree segnate da "salvaguardie", che non possono durare più di 3 anni, e decadono comunque con l'approvazione del Regolamento Urbanistico.
Il Piano Strutturale è il luogo di incontro, armonizzazione ed interrelazione con la strumentazione urbanistica sovraordinata (P.I.T. regionale e P.T.C. provinciale), e svolge il suo ruolo principale nell'indirizzare e coordinare i diversi strumenti di pianificazione e programmazione operativa (Regolamento Urbanistico, Programma Integrato di Intervento, Piani Attuativi, Piani di Settore). In tal modo, tutti gli strumenti di gestione del territorio a scala maggiore e quelli di dettaglio attuativo risultano vincolati alla ricerca di un'integrazione reciproca, cioé ad una sostanziale coerenza con gli indirizzi strategici definiti dal P.S.
Il carattere "strategico-strutturale" del P.S. consente di delineare una disciplina urbanistica più dinamica e flessibile di quella dei P.R.G.C. tradizionali, rinviando agli strumenti urbanistici "operativi" (di più facile gestione anche sotto il profilo procedurale) il compito di definire nel dettaglio - in stretta e costante relazione con l'evolversi delle politiche urbane - la disciplina dei suoli.
Il Piano Strutturale ha un contenuto vasto ed articolato che - secondo la L.R. 5/1995 (art. 24, comma 2) deve essere principalmente costituito da:
La L.R. nº5/95 ha introdotto forti innovazioni anche nei procedimenti di formazione e di approvazione degli strumenti urbanistici comunali, in particolare per quanto riguarda il ruolo della Regione e della Provincia.
L'articolazione degli strumenti di pianificazione definita dalla legge regionale (P.I.T. regionale, P.T.C. provinciale, P.R.G. comunale suddiviso in P.S. e R.U.) configura una chiara "gerarchia tra piani" - con una precisa definizione degli ambiti di competenza di ciascuno strumento - che prende il posto della semplice "gerarchia tra Enti" prima in vigore, ormai inadeguata rispetto al crescente grado di autonomia e "responsabilizzazione" dei Comuni nell'attività amministrativa.
Come afferma la stessa L.R. 5/95 (art. 3, comma 1): "Le strutture tecniche della Regione e degli Enti locali per il governo del territorio operano in un rapporto di stretta collaborazione e di sinergia, ai fini di migliorare la qualità tecnica degli atti e di favorire la omogeneità dei criteri metodologici e l'efficacia dell'azione amministrativa".
Nel nuovo modello di pianificazione definito dalla L.R. nº5/95, dunque, la Regione, anziché intervenire a posteriori in modo "autoritativo" operando stralci o dettando prescrizioni a posteriori sul P.R.G. già elaborato dal Comune, partecipa con alcuni suoi tecnici (così come la Provincia) all'elaborazione del Piano Strutturale fin dalle sue fasi preliminari.
In altri termini, viene verificato "in corso di redazione" che il P.S. faccia propri gli indirizzi e le prescrizioni della pianificazione regionale e provinciale, e garantisca il conseguimento di ogni altro obiettivo di interesse sovracomunale già prefissato.
Questa modalità operativa, oltre a consentire un evidente contrazione dei tempi, fa sì che al termine del suo processo di formazione il Piano Strutturale elaborato dal Comune risulti già in larga parte verificato e convalidato, a livello tecnico, dagli enti sovraordinati. E non abbia quindi bisogno - dopo l'adozione - di giacere lungo tempo in attesa di poter essere approvato.