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Piano Strutturale: altri documenti

 

Il futuro di Siena tra conferme e innovazioni
Impegni e proposte per il Piano Strutturale [1/5]


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1. Premessa

Almeno a partire dalla metà degli anni cinquanta, Siena ha tradizionalmente occupato una posizione di assoluto rilievo nel dibattito urbanistico del nostro Paese. Le fasi più significative di questa vicenda sono note: la prima è costituita dal piano Piccinato-Bottoni-Luchini del 1959, che ha legato le linee di sviluppo della città al difficile equilibrio tra la conservazione del patrimonio storico e paesaggistico e la nascita della nuova Siena, mentre la seconda può essere associata al piano Secchi, approvato nella sua forma compiuta solo nel 1996 e tuttora vigente, che ha invece elaborato una complessa strategia tendente a coniugare gli obiettivi peculiari di un Prg di terza generazione (miglioramento della accessibilità, riconversione funzionale, tutela del paesaggio e dell'ambiente) con una marcata attenzione per gli aspetti progettuali.

E' dunque grazie soprattutto a questi documenti urbanistici se il Comune di Siena, a dispetto della sua dimensione insediativa palesemente contenuta, ha costituito per quasi mezzo secolo un riferimento costante nella evoluzione disciplinare avviata dalla legge 1150/1942 e tuttora in corso.


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Conviene tuttavia ricordare che il prestigio che in questo modo è stato conquistato dalle amministrazioni che si sono succedute alla guida della città ha trovato piena legittimazione non solo nella elevata qualità degli strumenti urbanistici appena richiamati (e di altri piani attuativi e varianti che ne hanno assicurato l'efficacia e l'aggiornamento), ma anche in una gestione urbanistica quotidiana improntata alla competenza e alla correttezza degli uffici e delle procedure, che hanno favorito il rispetto delle norme e il rafforzamento del legame tra amministratori e cittadini.

Ne consegue che il primato faticosamente conseguito nel governo del territorio non ha trovato conferma solo presso una cerchia qualificata e ristretta di addetti ai lavori, ma ha prodotto benefici effetti nei termini assai più generali di una migliore convivenza civile, della preservazione della qualità elevatissima della città storica e del paesaggio senese, e infine della creazione di un milieu favorevole sia al potenziamento delle attività turistiche, e sia al radicamento di funzioni di eccellenza nel campo della formazione superiore, del sistema del credito e delle produzioni innovative.


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Partendo da questo livello di eccellenza, l'avvio del processo di formazione del Piano Strutturale del Comune di Siena assume con piena consapevolezza sia la necessità di confermare le acquisizioni già ottenute, sia quella di operare un ulteriore passo in avanti verso il raggiungimento di traguardi più avanzati relativamente alla qualità della vita e dello sviluppo, includendo virtualmente tutti i cittadini, e tutto il territorio comunale, in questo ambizioso progetto.

D'altra parte le esperienze compiute in questi anni - non solo nella integrazione tra disegno urbanistico e politiche urbane, ma anche nel superamento di una artificiosa contrapposizione tra soggetti pubblici e soggetti privati nei processi di trasformazione insediativa- rendono possibile un nuovo clima di collaborazione tra i soggetti e gli attori del piano, in grado tra l'altro di contrastare l'impatto negativo derivante dalla incidenza decrescente delle risorse pubbliche nel finanziamento delle trasformazioni urbane.

Da questo punto di vista la redazione di un nuovo strumento urbanistico non costituisce dunque un mero adempimento che si rende necessario per adeguare la pianificazione comunale al nuovo quadro normativo introdotto dalla LR 5/95.

E' di converso auspicabile che tale adeguamento si traduca in una iniziativa politicamente e tecnicamente più rilevante, con cui l'amministrazione comunale potrà accelerare il ritmo dei cambiamenti aderendo alle esigenze di innovazione che provengono dal sistema insediativo e dalla comunità urbana, ed evitando al tempo stesso che tali modificazioni costituiscano dei fattori di discontinuità e di rottura che produrrebbero ripercussioni assai negative sui traguardi che la città di Siena ha già raggiunto.


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E' forse il caso di sottolineare, a questo punto, come la predisposizione di un nuovo strumento urbanistico non debba scontare oggi quella condizione "pionieristica" che ha caratterizzato la redazione dei precedenti Prg. Nella situazione attuale, infatti, il processo di formazione del Piano Strutturale è destinato ad inserirsi in un sistema di pianificazione regionale ormai maturo, in cui sia il Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) della Regione Toscana, sia il Piano Territoriale di Coordinamento (PTCP) della Provincia di Siena contribuiscono a definire il quadro più generale in cui collocare le scelte della amministrazione comunale. Ne consegue dunque non solo la disponibilità di un quadro conoscitivo di partenza già piuttosto articolato, ma alcuni chiari pronunciamenti in materia, ad esempio, di assetto infrastrutturale e di politiche ambientali, su cui sarà possibile innestare le strategie territoriali ed urbanistiche del Comune di Siena.

La città si appresta pertanto ad attraversare una nuova stagione urbanistica, in cui la elaborazione di procedure innovative di pianificazione non servirà semplicemente a conservare il primato conquistato nel corso degli anni nel governo del territorio, ma costituirà una importante carta da giocare nella competizione che vede impegnate tutte quelle città che, indipendentemente dalla loro dimensione demografica, si affacciano sulla scena internazionale.

E utile sottolineare che si tratta di una competizione in cui la disponibilità di importanti risorse endogene (in primo luogo il patrimonio storico, architettonico e paesaggistico) costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente, in quanto appare egualmente importante mobilitare le intelligenze e le energie che solo una città dinamica e vitale riesce ad attrarre e a sedimentare. Per questo motivo il nuovo piano di Siena non potrà limitarsi a confermare e a difendere una qualità insediativa e di convivenza che rappresenta il frutto di una storia secolare, ma dovrà mettere in atto una complessa strategia in grado di contrastare i rischi della maturità, e poi del declino, che ogni struttura sociale soddisfatta e appagata si trova continuamente a fronteggiare.


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E se in questa realtà urbana i pericoli da scongiurare riguardano in primo luogo l'invecchiamento della struttura demografica e, di conseguenza, l'inaridimento dei processi innovativi, allora il Piano Strutturale dovrà misurarsi innanzitutto con il paradosso di una città di oltre 50.000 abitanti su cui gravitano circa 20.000 studenti per compiere i propri studi universitari, e che riesce a trattenere solo una piccolissima quota di questa popolazione giovane e altamente qualificata, che pure sarebbe preziosa per rivitalizzare (non solo in relazione all'età media, ma anche in termini di motivazioni e di progetti di vita) la sua struttura sociale.

In definitiva è ragionevole supporre che la qualità e l'efficacia del piano di cui si discutono oggi l'impostazione e i contenuti più significativi dovranno essere valutate pensando da un lato a come si intende rispondere alle esigenze di quanti vogliono assicurazioni e conferme che le "prestazioni" che la città è già oggi in grado di assicurare non verranno ridimensionate, ma dall'altro chiedendosi se le proposte che vengono avanzate riusciranno a rendere la struttura urbana e il territorio di Siena più ospitali e attraenti soprattutto per le nuove generazioni, creando in questo modo un ambiente (residenziale, di impresa, per lo sviluppo della conoscenza, per l'impiego del tempo libero) congeniale a stabilizzare le grandi energie umane e intellettuali che la città sembra attualmente in grado di attrarre solo temporaneamente.


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